Nigeria. Una leadership illuminata sconfigge la povertà.
Intervista a Pat Utomi*
D. Dopo anni di aggiustamenti strutturali, definizioni di priorità, perseguimento burocratico degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG) delle Nazioni Unite, in Nigeria la povertà ancora persiste. Il paradosso del bisogno in un Paese leader nella produzione di petrolio in Africa è accentuato, inoltre, dalle enormi potenzialità a disposizione. Perché, dunque, la povertà ancora predomina?
R. All’epoca dell’indipendenza, nel 1960, l’economia nigeriana era essenzialmente basata sull’agricoltura. La Federazione era composta di tre grandi regioni etnico- geografiche a capo delle quali vi erano tre differenti partiti politici in competizione tra loro. Tale competizioni scaturì, nel 1966, in un colpo di stato. Da allora si instituì una struttura statale militare con tendenze centrifughe che raggiunse il suo pieno completamento dopo la guerra del 1967-70, grazie all’impennata del prezzo del petrolio per la guerra dello Yom Kippur. Negli anni ’60 se l’economia della Nigeria orientale (l’area del Delta) fosse stata disaggregata da quella nazionale, si sarebbe potuto parlare di un tasso di crescita tra i più veloci al mondo.
D. Cosa è andato storto?
R. Scelte politiche sbagliate, cattiva leadership e declino dei valori, tutto manifestato pienamente nella gestione dell’ economia del petrolio che diede vita a alla così chiamata: “maledizione del petrolio”, portando declino e povertà.
Non sono affatto d’accordo con quanti considerano la geografia o il destino come le cause dei problemi dell’Africa. Sono convinto che la gestione politica inefficace, ad opera dei leader africani, sia responsabile di una crescita lenta: ciò è confermato dal successo di altri paesi che hanno superato difficoltà geografiche come Israele, le Tigri Asiatiche o gli Emirati Arabi.
In Nigeria i profitti derivanti dal petrolio hanno generato un modo di pensare secondo il quale è il governo a gestire l’economia e il risultato è stata una tendenza alla proliferazione di imprese pubbliche e parastatali che sono diventate bastioni di inefficienza e hanno generato una cultura parassitaria.
E’ per questo che sono convinto che la povertà sia la conseguenza di una gestione politica sbagliata. Ad ogni modo, una politica illuminata è una condizione necessaria ma non sufficiente per il progresso di un paese.
A parer mio sono sei le variabili alla base di uno sviluppo sostenibile.
D. E cioè quali?
R. Gestione politica, istituzioni, capitale umano, imprenditorialità, cultura e leadership. Della gestione politica ho già detto. Tuttavia, molte delle scelte politiche corrette realizzate nell’ambito del programma di aggiustamento strutturale in Nigeria non hanno portato dei risultati sostenibili a causa di un sistema istituzionale debole. Le istituzioni dunque sono fondamentali.
D. E il capitale umano che importanza riveste?
R. L’importanza di investimenti nel settore dell’educazione o dell’assistenza sanitaria è spiegata dal ruolo che il capitale umano riveste nel mantenimento della competitività in una economia moderna. L’investimento in questo settore è stato davvero scarso fin dall’epoca militare. Il risultato è che se l’istruzione superiore era considerata di ottimo livello negli anni ’60, è poi drasticamente collassata successivamente. Il popolo nigeriano ha uno spiccato senso imprenditoriale ma non ci sono molti imprenditori in giro. La creazione di ricchezza e di lavoro ad essa correlat , così importante per l’innalzamento della qualità della vita, non ha dato i frutti sperati a causa dei “valori” dominati della gratificazione istantanea e del mancato supporto dello Stato. Le capacità creative sono state scosse dai guasti dell’economia del petrolio. Ciò ha fatto sì che la povertà persista.
D. E la cultura che ruolo occupa?
R. La cultura dà forma al progresso umano. Ho sempre sostenuto che al cuore della crisi dello sviluppo in Nigeria ci sia stato un collasso della cultura e una debolezza delle istituzioni. L’attuale degrado è il risultato dell’alchimia del sistema militare, dei profitti del petrolio e della guerra civile che hanno acuito le divisioni etniche e eroso le norme sociali.
Non ho dubbi sul fatto che ciò di cui ha bisogno il Paese per rigenerarsi sia una rivoluzione dei valori in grado di sconfiggere la corruzione, la gratificazione istantanea, l’ossessione del consumismo e la cultura del “grande uomo” che istituzionalizza l’arbitrarietà e il disprezzo della legge.
D. Dunque, professore, di cosa ha davvero bisogno il Paese?
R. Per uscire da uno stato di povertà c’è bisogno di molto di più di un trasferimento di capitali dalle nazioni ricche a quelle povere. Per sconfiggere la povertà c’è bisogno di gestione politica illuminata, di una ferrea disciplina, un cospicuo investimento nel capitale umano che ri-orienti i nuovi leaders con una cultura imprenditoriale e una mentalità di servizio. Per essere efficaci i leaders devono concentrarsi sul mantenimento della stabilità macro-economica, ma anche su forti investimenti nell’educazione e nella salute e forte orientamento allo sviluppo di infrastrutture per sostenere i settori agricolo e manifatturiero.
La limitata disponibilità di risorse è spesso stata la scusa per non investire nelle infrastrutture necessarie per l’avvio di attività imprenditoriali. Oggi sappiamo che con le leggi giuste e un ambiente favorevole, le infrastrutture possono essere assicurate dal capitale privato. Il governo dello Stato di Lagos, che ha dimostrato una leadership illuminata negli ultimi anni, è la prova che questo può funzionare.
Le strade di Lagos, una volte fonte di imbarazzo, sono ora di livello internazionale.
E proprio il successo dello Stato di Lagos dimostra come la condizione nigeriana non sia necessariamente destinata ad essere un caso di “stagnazione intrinseca”. Con leader illuminati che lavorano per la crescita, la Nigeria può benissimo superare il suo stato di dipendenza cronica e decollare .
Come convincere i governanti è la domanda del momento. Di sicuro essi possono convincersi gli uni gli altri che con infrastrutture ottimali,un giusto quadro di regole e un adeguato supporto istituzionale possono creare milioni di posti di lavoro e rendere il Paese competitivo quanto basta.
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*Pat Utomi è membro dell’Institute of Management Consultants of Nigeria ed è Senior alla Lagos Business School -Pan African University dove dirige il Centro per l’economia applicata. E’ stato consulente per il Presidente della Nigeria. E’ autore di diversi libri di politica economica.
Presentazione del progetto
Il presente sito è parte del progetto di educazione allo sviluppo: “LA FORMAZIONE IN CAMPO SOCIO-SANITARIO: UNA STRADA PER LO SVILUPPO. IL CASO NIGERIANO” realizzato dall’ICU, in collaborazione con Apurimac, grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri italiano (Direzione Cooperazione allo Sviluppo).
Il progetto ha l’obiettivo di i contribuire alla diffusione, presso l’opinione pubblica italiana, di una maggiore consapevolezza dei problemi che l’Africa affronta e della necessità di nuove e più efficaci strategie di aiuto allo sviluppo.
