CSR e sviluppo: il caso Nigeria, El Salvador, Filippine (2004).

admin-ajax (6)“Il mondo delle imprese deve tener conto dell’efficienza ma anche della giustizia sociale. Ci sono alcune questioni che non sono regolate da un contratto legale, questioni relative alla responsabilità sociale, legate per esempio all’ambiente e anche ai risultati economici di cui le imprese devono farsi carico e ciò vale per quelle che operano in Europa e in America ma anche in Africa e in America Latina”.

Con queste parole, nel giugno 2003, Amartya Sen, Premio Nobel per l’economia, si è rivolto agli autori e ai destinatari di questa ricerca: “La globalizzazione è il processo attraverso il quale è possibile lo scambio di idee e di beni; il commercio e gli spostamenti delle persone hanno arricchito il mondo, per questo dobbiamo difenderla. Allo stesso tempo, quando guardiamo alla globalizzazione dobbiamo preoccuparci di come poter distribuire più equamente i suoi frutti. Ecco perché bisogna preoccuparsi della giustizia e non solo dell’efficienza. Penso che la questione centrale non sia schierarsi contro o a favore della globalizzazione ma capire cosa la globalizzazione può conseguire”.

Il presente studio, inserito nell’ambito del progetto “Rafforzamento di una cultura della responsabilità sociale d’impresa nelle università europee” sostenuto dalla Commissione Europea, parte proprio dalle affermazioni, pienamente condivise, dell’economista indiano. La globalizzazione rappresenta una grande opportunità di crescita per i paesi ricchi e ancor di più per quelli in via di sviluppo, è un processo indispensabile che bisogna favorire piuttosto che ostacolare; il benessere umano ha, infatti, conosciuto una crescita senza precedenti: negli ultimi 40 anni tutti, nei paesi industrializzati come in quelli poveri, sono diventati tre volte più ricchi. L’abitante medio di un paese del Terzo mondo assume oggi il 38% di calorie in più e l’analfabetismo è passato dal 75% a meno del 20%; la percentuale di popolazione mondiale che soffre la fame è scesa dal 35% del 1970 al 18% e si prevede che scenderà al 12% nel 2010. Tuttavia, nel mondo ci sono ancora 800 milioni di persone che soffrono la fame e il numero di poveri si aggira attorno ai 1,2 miliardi. E se la letteratura economica e l’evidenza empirica concordano nell’affermare che la liberalizzazione e l’integrazione dei mercati sono la strada per uscire dalla fame e dalla povertà, è evidente che la globalizzazione può avere conseguenze negative, dal punto di vista sociale, soprattutto in contesti più fragili quali quelli del Sud del mondo: il proliferare delle imprese multinazionali e degli investimenti esteri diretti nei Paesi poveri è, ad esempio, spesso associato a fenomeni quali sfruttamento dei lavoratori, utilizzo improprio dell’ambiente, precarietà. E’ necessario, dunque, contrastare gli abusi esercitati dalle imprese occidentali nei paesi poveri e favorire una distribuzione più equa dei benefici derivanti dalla globalizzazione. A questo scopo, diventa essenziale promuovere comportamenti socialmente responsabili nel settore privato, in particolar modo in quello che investe nei Paesi poveri, incoraggiando lo sviluppo del concetto di Responsabilità Sociale d’Azienda e delle pratiche ad esso collegate. In un mondo globale c’è bisogno di imprese globali che siano allo stesso tempo sociali, che si pongano, cioè, il problema di assicurare non solo la massimizzazione dei profitti ma una più sostenibile massimizzazione del valore, espressione del benessere della collettività: le imprese devono offrire nuove garanzie che coinvolgano i processi produttivi e più a monte, il valore “etico” delle loro scelte.

Lo studio che proponiamo presenta i risultati di tre ricerche che l’ICU ha affidato alla Lagos Business School in Nigeria, alla University of Asia and the Pacific School of Management nelle Filippine e alla Universidad Católica de Occidente in El Salvador. Il coordinamento dei lavori è stato realizzato da Nicolò Della Chiesa e Rossella Miranda.

Partendo dall’esperienza dell’ICU, Organizzazione Non Governativa impegnata in progetti di cooperazione nel Sud del mondo, l’obiettivo è quello di presentare la realtà degli investimenti stranieri in quei contesti e, soprattutto, il punto di vista di chi è direttamente interessato dai fenomeni in questione. Le ricerche sono state realizzate con il coinvolgimento del settore manageriale di imprese europee operanti nei paesi scelti, di professori e studenti universitari attraverso la distribuzione di questionari, l’organizzazione di gruppi di studio e numerosi incontri. Il lavoro si basa su un approccio qualitativo, in quanto il desiderio che lo ha ispirato è stato quello di voler fornire un punto di vista attendibile che contribuisca ad offrire un’idea reale delle questioni oggetto di studio.

La pubblicazione è parte del programma: “Strengthening a culture of corporate social responsibility in european universities”, promosso dall’ICU nelle università italiane con il sostegno dalla Commissione Europea.

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